SEATTLE'S GROUND

“To me the thing about grunge is it’s not anti-fashion, it’s un fashion. Punk was anti-fashion. It made a statement. Grunge is about not making a statement, which is why it’s crazy for it to become a fashion statement.”

Negli anni Novanta la camicia di flanella con motivo check imperversa sulle strade di città e metropoli dall’America all’Europa, fino all’Asia, imponendosi come elemento imprescindibile del guardaroba giovanile. Resa immortale dal frontman dei Nirvana, Kurt Cobain – che la indossava sbottonata, lasciando intravedere t-shirt bianche o dalle stampe irriverenti – l’iconica camicia a quadri vanta però una lunga storia, affondando le sue radici ben oltre la scena grunge e la tipica estetica lamestain (nello slang dell’epoca: uncool), inaugurate dalla band di Seattle. Punto di riferimento del più antico brand americano di abbigliamento per l’outdoor, la Buffalo Check Wall Shirt di Woolrich è, infatti, il primo capo che l’azienda abbia mai confezionato e venduto. Introdotto sul mercato nel 1850 come indumento da lavoro per i taglialegna delle foreste del nord degli Stati Uniti, nel corso del Novecento ha perso la sua funzione originaria, fino a trasformarsi, sul finire del secolo, in un pezzo intramontabile dello streetwear.

 

Negli stessi anni è, inoltre, il pattern, senza la camicia, ad essere rilanciato dai vari marchi di moda, che lo rielaborano secondo i propri codici stilistici. Se ribellione e stravaganza sono gli imperativi di Vivienne Westwood, che a Londra fa sfilare il check su gonne e abiti assieme a platform shoes dall’altezza vertiginosa e a bomber decostruiti, tra Milano e Parigi il motivo è reinterpretato da stilisti come Gianni Versace e Jean Paul Gaultier, fino a Gianfranco Ferré. Ed è così che nell’ultimo decennio del XX secolo, il check diventa uno dei pattern più celebrati, tanto nei club dove si suona il grunge quanto sulle passerelle dei Fashion Show.